Venice Wine Festival 2026: luci, ombre e scoperte tra i ponti di Rialto

Un viaggio sensoriale nel cuore del vino. Il Venice Wine Festival 2026 è un evento importante per gli amanti del buon bere. Qui racconto la mia esperienza, le scoperte e le emozioni di una giornata a Rialto.

L'atmosfera vibrante di Rialto

Il Venice Wine Festival ha un fascino che non si può negare. Venezia, con i suoi riflessi d’acqua e la sua bellezza sospesa, è già di per sé un palcoscenico naturale. Ma arrivare nella zona di Rialto, con il brulichio dei vicoli e il respiro lento del Canal Grande, aggiunge qualcosa di unico: una vibrazione che nessun altro evento può replicare. È il vino che incontra la città più scenografica del mondo.
Eppure, come spesso accade, la magia del luogo non basta a compensare alcune scelte organizzative che pesano sull’esperienza di degustazione.

 Il grande limite: i bicchieri di plastica

Per un sommelier — e per chiunque prenda sul serio il vino — il bicchiere non è un dettaglio. È uno strumento. E al Venice Wine Festival, purtroppo, si è scelto di utilizzare il bicchieri di plastica.

Una scelta che compromette:

  • la percezione aromatica
  • la temperatura
  • la sensazione tattile del vino
  • la possibilità di valutarne davvero la qualità

Il risultato è un’esperienza inevitabilmente limitata. Un peccato, perché molti dei vini presenti meritavano ben altro palcoscenico sensoriale.

Scoperte inaspettate e bottiglie del cuore

Nonostante il limite tecnico, il festival ha regalato alcune scoperte notevoli, che meritano di essere raccontate.

1. Tenuta Guerra – Chardonnay 2020

Una sorpresa assoluta. Uno Chardonnay che, per tensione, pulizia e verticalità, ha poco da invidiare a uno Chablis. La spalla acida, netta e vibrante, apre a un’idea quasi inevitabile:
“Perché non spumantizzarlo?” Una base così meriterebbe di diventare un metodo classico di grande carattere. 

2. D&D – Maison Desayoment (Valle d’Aosta)

Una piccola realtà valdostana che porta in laguna due bianchi sorprendenti:

  • Petit Arvine: fresco, salino, alpino
  • Muscat: aromatico ma mai stucchevole, elegante, preciso

Una conferma che la Valle d’Aosta, quando lavora con identità, sa produrre bianchi di grande personalità.

3. Azienda Agricola Giovanni Sallemi – Verticale di Nero d’Avola

Forse la degustazione più emozionante dell’evento. Una verticale storica che arriva fino al 1975, con un affinamento ossidativo che porta il Nero d’Avola verso uno stile madeirizzato, complesso, profondo, quasi meditativo.

Un viaggio nel tempo, più che una semplice degustazione.

4. Vidoc – TRENTO DOC 

Due spumanti metodo classico di livello, entrambi premiati al Vinitaly 2026. Finezza del perlage, equilibrio, pulizia: una realtà da seguire con attenzione.

Conclusione: un evento affascinante, ma da rifinire

Il Venice Wine Festival ha una sua identità e un suo fascino indiscutibile. La cornice è straordinaria, l’atmosfera unica, le cantine presenti interessanti.

Ma per valorizzare davvero i vini — e rispettare il lavoro dei produttori — servirebbe un passo avanti: bicchieri in vetro, almeno per chi desidera degustare con serietà.

Perché Venezia merita il meglio. E anche il vino.

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